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Dopo circa quattordici anni, cioè dal giugno 1993, dove si svolse la mia mostra antologica alla “Conference Hall” del centro vacanze Union Lido, ho voluto propormi al pubblico nel mio paese natale. Già da tempo avevo il desiderio di sottopormi ad un ulteriore esame e di rendere partecipi del mio lavoro amici e conoscenti, paesani ed estranei che non conoscevano gran parte della mia produzione pittorica riguardante il mio ambiente. In modo particolare mi ha fatto piacere l’apprezzamento che hanno riscontrato le mie lagune-barene-spiagge, cioè i miei ricordi.

Fin da bambino ho avuto modo di frequentare quotidianamente la laguna, seguendo i miei cugini più grandi “da drio Falconera” a moeche in primavera o all’ombra di una vela d’estate, incuriosito dalla destrezza del pescatore buranello che molto spesso si fermava a poca distanza dalla riva del Pordelio a rassettare ed aggiustare le reti delle seragge. Eravamo tre o quattro cugini ed ognuno veniva chiamato con un soprannome, giacché il vecchio pescatore ci dava qualcosa da fare per intrattenerci in sua compagnia.

“Piombo” era mio cugino un po’ più grosso, “Suro” (sughero) , “Cogoeo” gli altri due. Io ero “Groppetto”, forse perchè, nel tentativo di eseguire qualche riparazione delle reti, mi venivano più nodi che maglie. Fatto è che quei paesaggi lagunari, quegli odori, le alghe salmastre, el freschin, mi sono rimasti dentro e quando mi accingo a dipingere mi vengono spontaneamente con colori spesso irreali ma con atmosfere che solo chi le ha vissute le può tradurre su una tela. Per quanto riguarda l’ambiente marino, ricordo che piccolissimo (4 o 5 anni) seguivo mia mamma o mia nonna di buon mattino in spiaggia a “cansonei” o “pevarasoi”, anche perché si viveva veramente di poco.

Ricordo che all’epoca la spiaggia di fronte al “semaforo” (Ca’ di Valle) era molto ampia e con grandi dune coperte da arbusti, tamerici e “barbadiagoi”. Per noi ragazzi era una gran festa salire sulle dune più alte e lanciarsi sulla sabbia soffice sottostante. Non c’erano stabilimenti balneari e d’estate poca gente, qualche sporadico ombrellone e, molto spesso, solo un ombrello nero da pioggia, come usava mia mamma per ripararsi dal cocente sole mentre faceva le salutari sabbiature.

Ecco, dunque, perché ho voluto far vedere nella mia ultima mostra antologica a Cavallino queste sensazioni di vita vissuta. Inoltre, nel centro culturale “G. Pascoli” ho frequentato le elementari e anche qui i ricordi non mancano. “Un gesto per una campana”, per me che fin da piccolo ho frequentato la chiesa di Cavallino, è stata una motivazione di grande stimolo e con gioia mi sono impegnato per fare questa mostra antologica.

Il risultato è stato più che soddisfacente, sia per l’apprezzamento e la simpatia che tutti mi hanno dimostrato, sia per lo scopo che è stato raggiunto.
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